Note storiche
A seguito di una serie di vicissitudini familiari, alla morte della zia, il Marchese Ignazio restò unico erede del patrimonio dei Grimaldi-Durazzo, ivi compreso il possedimento di Pegli.
Uomo ricchissimo e di grande cultura, Ignazio decise, con l'intenzione di dotarsi di un ulteriore elemento di prestigio, di utilizzare la collina a monte del palazzo per la costruzione di un grande giardino alla moda.
La progettazione fu affidata all'architetto Michele Canzio, scenografo del teatro Carlo Felice di Genova, uomo di grande ingegno e fantasia, già conosciuto ed amico del Marchese.
I lavori di costruzione iniziarono nel 1840 e si protrassero per sei anni durante i quali l'arida e selvatica collina fu trasformata in un rigoglioso giardino romantico, denso di vegetazione e ricco di acque.
La rada pineta e i terreni incolti per la singolare aridità dovuta a mancanza di sorgenti, furono trasformati in un grande bosco di lecci, pini, piante rare ed esotiche, trecentocinquanta operai lavorarono per sei anni a rimodellare l'impervio pendio, donando forma a laghi, grotte, belvedere, cascatelle e ruscelletti sinuosi.
Particolarmente complessi devono essere stati i lavori necessari a formare i due laghi artificiali, il Lago Grande e il Lago Vecchio, i cui bacini furono creati grazie ad un ingente asporto di terreno.
Nel 1846, in occasione dell'VIII Congresso degli Scienziati Italiani che si teneva a Genova e che radunava un vasto pubblico di personalità nazionali ed internazionali, il Marchese Pallavicini invitò ufficialmente un gruppo di studiosi, facenti parte della Sezione Botanica, ad inaugurare il nuovo Parco della sua villa, anche se i lavori non erano del tutto ultimati.
Nonostante ciò il giudizio degli invitati fu largamente favorevole tanto che affermarono che per la ricchezza, l'eleganza, lo sfoggio delle nuove e recentissime decorazioni primeggia su tutti i giardini d'Italia.
I lavori di finitura si protrassero fino al 1856-1857, anni in cui si arricchi' il giardino di nuove sculture, di piante esotiche e del camelieto divenuto nel tempo motivo di vanto per il parco.
Ma l'attenzione del Marchese Ignazio non si limitò soltanto ad interventi di miglioria al giardino, infatti nel 1856, quando venne deciso il collegamento ferroviario tra Genova e Pegli usò tutta la sua influenza e le sue possibilità economiche affinchè la stazione ferroviaria di Pegli fosse costruita proprio in adiacenza all'ingresso del suo parco.
Fu così che i suoi ospiti, ed ancora oggi tutti i visitatori che giungono a Pegli via treno, utilizzarono una comodità che non avrebbe potuto essere certamente casuale.
In questa ottica di valorizzazione del parco e di rivalutazione di Pegli che sempre nel 1856, il Marchese fece costruire dirimpetto alla piazza della stazione e all'accesso al parco, l'Hotel Michel dove potevano essere ospitati i visitatori che nell'800 giungevano a Villa Pallavicini da ogni parte d'Italia e dall'estero.
Trascorsa la felice stagione ottocentesca, nel 1928 la Marchesa Matilde Giustiniani, erede di tutto il complesso, donò la villa, il parco e l'orto botanico al comune di Genova, con la clausola che questi fossero destinati ad uso pubblico e che il parco fosse conservato nelle condizioni originarie volute dagli autori.
Durante la gestione comunale il parco non fu mai interamente fruibile: infatti già all'epoca di Matilde la parte alta del giardino era interdetta alle visite a causa deldegrado che si era creato nel tempo.
Nel 1963 e nel 1972 il parco fu chiuso al pubblico a causa dei lavori per la realizzazione dell'autostrada Genova-Savona e successivo raddoppio della carreggiata.
Nell'anno compreso tra il 1991 e il 1992 il parco è stato nuovamente chiuso per consentire lo svolgersi dei lavori di restauro effettuati in occasione delle celebrazioni Colombiane.